Milano “tradita” dai franchi tiratori nel voto segreto, e da un sorteggio assurdo che sa di lotteria.

La nuova sede dell’Agenzia del farmaco (Ema) sarà Amsterdam. La decisione è stata presa ieri a Bruxelles, anche se sarebbe più proprio parlare di assegnazione più che di decisione, visto che il ballottaggio finale tra Milano e la città olandese è stato deciso con il lancio di una monetina. Ed ecco, dirlo dopo che l’Italia (prima del capoluogo lombardo) ha perso davvero per un soffio l’aggiudicazione dell’Ema ha un inevitabile sapore di recriminazione o protesta/rabbia per aver perso, ma non si può non far notare che è davvero paradossale che una scelta così importante e destinata a muovere così tanto indotto economico venga presa affidandosi alla sorte, e poco importa che si sia trattato della pesca di una busta piuttosto che del lancio della monetina (come inizialmente sembrava).

Non a caso proprio le modalità della scelta sono state le prime a finire sul banco degli imputati. E pensare che tutto faceva pensare che ieri sarebbe stato un giorno di festa per Milano e per l’Italia. A parte che i bookmaker inglesi davano per favorita la città lombarda, anche i primi due turni di votazione avevano portato un cauto ottimismo sull’esito finale. A seguito della prima tornata di votazioni (in cui ogni Paese assegnava 3 punti alla prima classificata, 2 alla seconda e 1 alla terza), Milano ha ricevuto 25 punti contro i 20 di Amsterdam e Copenhagen. A quel punto tutte le altre candidate, compresa Bratislava, una delle favorite last minute, sono state escluse. Al secondo turno (con un voto solo disponibile per ogni Paese) Milano è risultata ancora in testa con 12 voti davanti ad Amsterdam (9) e Copenhagen (5) e si è quindi arrivati al ballottaggio finale tra Italia e Olanda. Qui l’esito imprevedibile. A causa di alcune astensioni le due città hanno ottenuto lo stesso numero di voti. È stato quindi necessario il sorteggio della presidenza estone, che ha scelto tra due buste, pescando quella di Amsterdam. Inevitabile quindi la delusione finale, con i commenti divisi in tre gruppi. Quelli più sterili di chi ha approfittato politicamente della sfortuna per attaccare il governo, quelli di chi si è concentrato sul fatto che l’Italia sia comunque riuscita a giocarsi un’assegnazione importante e quelli infine di chi ha definito follia la decisione assegnata alla sorte.

E così a marzo del 2019 l’Ema traslocherà dalla Gran Bretagna (per effetto della Brexit) portando con sé quasi 900 dipendenti, 36 mila visitatori con il loro bagaglio di notti in hotel e pranzi al ristorante, un budget da 325 milioni tra stipendi e spese e soprattutto un indotto che l’Università Bocconi ha stimato in circa 1,7 miliardi di produzione aggiuntiva e 860 occupati in più all’anno. «La sorte non ci ha favorito, eravamo prontissimi» per ospitare l’Agenzia europea del farmaco, ha dichiarato il presidente della regione Lombardia durante la conferenza stampa congiunta con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. «La partita per Ema finisce qui ma non il ruolo che Milano e la Lombardia vogliono avere nel settore delle scienze della vita», ha aggiunto Maroni. Il settore delle scienze della vita in Lombardia genera 40 miliardi di valore aggiunto in più ogni anno. Nella regione ci sono 165 industrie farmaceutiche, il 70% delle quali si trova a Milano, e 159 di ricerca biotech di cui il 65% nel capoluogo. Non solo, la Lombardia conta 66 ospedali pubblici e privati di cui 19 sono centri di ricerca scientifica, il 40% del totale italiano.

È probabile che «alla fine abbia prevalso qualche accordo politico», ha commentato Sala riferendosi alle astensioni nel corso dell’ultima votazione. Non a caso il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi ha detto: «Abbiamo vinto lo stesso. L’Italia ha dimostrato di conquistare il gradino più alto del podio per la valutazione di merito». Il sindaco di Milano ha però poi fatto i complimenti alla città che «è una non capitale che si muove alla guida del Paese e si prende sempre la sua buona dote di sfida». Crediamo «nella città, nel territorio e in un Paese positivo» ha proseguito Sala, che ha poi concluso quasi con uno slogan: «Crediamo nell’idea del fatto che si può fare e noi faremo».

Fonte: Milano Finanza