Nelle aziende italiane — dice l’Eurostat — le donne guadagnano il 17,9% in meno degli uomini. La beffa è che, se si fanno un po’ di conti, calendario alla mano, si scopre che le italiane lavorano gratis 66 giorni su 365, quindi fino al 7 marzo

Dall’8 marzo, quindi da oggi, cominciamo finalmente a essere retribuite. Una consapevolezza che rischia di rovinare la festa. Due cose vanno precisate. La prima: questo dato non tiene conto del settore pubblico, dove il divario retributivo tra uomini e donne si ferma al 4,4%. Molto basso anche perché qui si va avanti per concorso e non ci sono aumenti ad personam. La seconda è che il divario salariale «riassume» in sé tre forme di discriminazione diversa: la segregazione delle donne nei settori e nelle qualifiche meno retribuite, la maggior presenza di part-time involontario tra le dipendenti e infine il divario salariale in senso stretto, quello a parità di qualifica, carriera e anzianità di servizio. Che, a seconda delle rilevazioni, può arrivare al 5%. La disparità di trattamento in busta paga da una parte e l’aumentare dei carichi di lavoro casa-ufficio fanno montare la frustrazione. Talvolta la rabbia, repressa e sotto traccia, che per ora si scarica nei ménage familiari.

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