Interessante inchiesta su alcune speculazioni immobiliari dell’ex campione della Roma. Riuscitissime.

Servizi segreti che occupano immobili che finiscono a presunti boss della Banda della Magliana; palazzi considerati una perdita sicura ma che arrivati nelle mani di Francesco Totti vengono affittati a ottimi canoni; influenti avvocati che diventano immobiliaristi e fanno ottimi affari con manager che poi diverranno loro assistiti.

Sono solo alcuni elementi della storia recente di Idea-Fimit (da poche settimane Dea Capital Real Estate), la sgr (società di gestione del risparmio ndr) più ricca e influente in Italia, controllata da De Agostini e partecipata al 30% dall’Inps, che gestisce buona parte dei fondi pensione della stessa Inps e di molte casse previdenziali come Inpgi, Enpam ed Enasarco.

Leggi anche: Esclusivo – Ecco come l’Inpgi ha sperperato i soldi dei giornalisti investendo nel fondo Senior

Business Insider si è già occupato di alcuni affari passati di Idea-Fimit e continua a farlo, perché dalla gestione dei fondi immobiliari dipendono le future pensioni degli italiani. Le sgr gestiscono immobili per conto delle varie casse di previdenza (o dei sottoscrittori privati) e, a fronte di una percentuale annua, devono farli fruttare e, solo quando è necessario, tagliare i rami secchi.

Idea-Fimit per molti anni è stata gestita dell’ingegner Massimo Caputi e in questo periodo sono state effettuate alcune operazioni immobiliari poco trasparenti che Business Insider Italia è in grado di ricostruire avendo visionato alcuni documenti fondamentali.
Ricostruire le operazioni è importante per capire come mai alcuni fondi gestiti dalle sgr al momento della scadenza si trovano a dover contabilizzare perdite ingenti che poi vanno a incidere sulle pensioni erogate dalle casse previdenziali.
Lo stabile di via Oceano Pacifico 42/46, a Roma, è un fulgido esempio di come le cessioni di Fimit siano state fatte quantomeno con “superficialità”. Tanto che lo stabile finirà sotto sequestro perché ritenuto parte di un complicatissimo sistema di riciclaggio di denaro sporco. Questo palazzo, allora affittato al Ministero degli Interni, che vi aveva installato la sede dei Servizi Segreti, viene apportato al fondo Alpha (gestito da Fimit sgr) dall’Inpdap (la Cassa dei dipendenti pubblici ora confluita nell’Inps). In seguito viene venduto da Fimit a una società riferibile all’imprenditore napoletano Vincenzo Maria Greco, detto “O Professore” (da sempre uomo di fiducia dell’ex ministro Paolo Cirino Pomicino), già coinvolto in Tangentopoli, nel crac del gruppo editoriale Eupoli e in quello di “Impresa Spa”), il quale a sua volta lo girerà a Ernesto Diotallevi. Non uno qualsiasi, ma l’uomo finito sotto processo perché ritenuto dalla Procura di Roma il cassiere della Banda della Magliana, nonché il referente romano di Cosa Nostra (sebbene sia stato poi assolto al maxiprocesso) e recentemente coinvolto anche nell’inchiesta su Mafia Capitale, dove invece la sua posizione è stata archiviata.

Già il primo passaggio di mano desta più di una perplessità in quanto a comprare dal fondo Alpha è la Case srl, una scatola societaria presieduta da Claudia Leonardis e amministrata da Giuliano Morlando, due personaggi dei quali due anni dopo Deloitte, incaricata da Fimit di preparare le carte in vista di un’ispezione di Banca d’Italia, scriverà: “La documentazione analizzata evidenzia che l’esponente di Case Srl (cioè Leonardis, ndr) risulta amministratore unico di innumerevoli società, per alcune delle quali è rimasta in carica per qualche mese; la medesima circostanza si presenta per l’Amministratore unico di LAI costruzioni Srl (cioè Morlando, ndr), tra l’altro coinvolto in molteplici fallimenti”. La stessa Leonardis diventerà anni dopo amministratrice di una società del Gruppo Caputi.

Interrogato da Business Insider Italia su questa vicenda, l’ing. Caputi ha risposto:

«Via Oceano Pacifico…? Quella operazione l’ho letta su un giornale. Sotto i 20 milioni di euro, le cose non le seguivo io». E anche sui suoi rapporti con la Leonardis ha negato: «Chi è la dottoressa Leonardis…?». Una strana risposta, visto che Leonardis risulterà dal 28 luglio 2006 l’amministratrice unica della “Life & Luxury srl”, società appartenente al Gruppo Caputi. In ogni caso, secondo Caputi, l’operazione non presenta alcun lato oscuro: «Ci ha pagato questo signore o no (per l’immobile, ndr)? Quindi la Sgr ha guadagnato», ha detto.
Collegata alla storia di via Oceano Pacifico, è quella di due palazzi di prestigio in via Rasella 37 e 41, nel pieno centro di Roma. Il primo è di proprietà del fondo Beta, il secondo viene acquistato dal fondo Alpha che poi lo girerà a Beta in un’operazione infragruppo che presta il fianco a potenziali conflitti di interesse, in quanto i due fondi hanno sottoscrittori diversi tra di loro.

Nel prospetto di collocamento del fondo Beta del 19 ottobre 2005 (che è il documento ufficiale approvato da Consob) si legge a pagina 110: “Con riferimento agli Immobili siti in Roma, Via Rasella, 37 e Via Tovaglieri, 29/31, il management della SGR intende privilegiare una strategia tesa all’individuazione di conduttori al fine di vendere gli Immobili sopra indicati una volta a reddito”. Il loro destino in realtà sarà molto diverso. In un primo momento Fimit porta avanti un progetto di valorizzazione volendoli trasformare in residenze di lusso (la zona centrale lo consente), ma poi, improvvisamente, i vertici della sgr decidono di alienare entrambi i palazzi più un terzo collocato nella zona periferica di via Tovaglieri 21/31.

A comprare tutto il pacchetto è il calciatore Francesco Totti per la cifra complessiva di 16,75 milioni.
E qui il “Pupone” compie una delle sue magie. Riesce ad affittare i due immobili centrali di via Rasella al Ministero degli Interni (che ci installa i servizi segreti, forse gli stessi che erano in via Oceano Pacifico), mentre via Tovaglieri – che per anni era rimasto sfitto, gravando sulle casse del fondo – viene subito locato per la considerevole cifra di 907 mila euro l’anno al Comune di Roma, che vi installa un Centro di assistenza alloggiativa temporanea (Catt). Secondo un’inchiesta de “Il Fatto”, l’affare Tovaglieri fu gestito per il Comune di Roma da Luca Odevaine, allora capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni, in seguito travolto dall’inchiesta su Roma Capitale.

Chi ci ha guadagnato in questa triplice operazione? Il fondo Beta dalla vendita dei tre immobili ha ottenuto una plusvalenza di circa 5,5 milioni, ma se fosse riuscito ad affittarli come previsto nel prospetto, avrebbe potuto valorizzare maggiormente i tre beni e ottenere anche un buon rendimento da essi. Non ha fatto ciò che invece è riuscito a fare Totti, il quale si è dimostrato più smaliziato degli operatori professionali.

Resta da capire il motivo del cambio repentino di strategia da parte degli allora manager di Fimit, che preferirono optare per il “pochi, maledetti e subito”, piuttosto che per una valorizzazione a più lungo termine ma più redditizia.

Allora la vendita venne giustificata di fronte al cda di Fimit con la possibilità di incamerare una plusvalenza sulla vendita e con il fatto di poter rifilare al compratore (Totti) un’immobile di minor pregio come quello di via Tovaglieri. Giustificazioni che con il senno di poi appaiono piuttosto fragili.

Anche per questa vicenda Caputi ha una spiegazione: «La nostra strategia è sempre stata quella di non inguaiarci con lavori nel centro storico di Roma. Sai quando inizi, ma non sai mai quando finisci… Cosa ne abbia fatto Totti non mi riguarda. Abbiamo venduto quei palazzi perché avremo investito in altri palazzi, oppure abbiamo ridistribuito i proventi come plusvalenze, non mi ricordo».
Altra vicenda interessante è quella dello stabile di via Lovanio 10, splendida palazzina in zona Parioli, sempre a Roma. Questa viene apportata al Fondo Beta il 1° gennaio 2004 per un valore di 8.280.000 euro. Uno stabile in quel momento vuoto che evidentemente Fimit considera poco interessante o difficile da affittare, tanto che lo mette subito sul mercato e lo vende nove mesi dopo.

Ad acquistarlo – per 9.300.000 euro – sono due avvocati romani, Francesco Novelli e Valerio di Gravio, dello Studio legale Grimaldi. Lo fanno grazie a un leasing che si deve ripagare con gli affitti. E in effetti i due professionisti ci avevano visto lungo, dato che a stretto giro di posta riescono a chiudere un contratto con Enel che ancora oggi vi ospita la sua University. Anche in questo caso, come per via Rasella, i compratori di beni del Fondo Beta riescono velocemente a mettere a reddito gli immobili acquistati, fatto che non riesce agli amministratori di Fimit Sgr. I quali motivarono così la vendita: “Via Lovanio, sfitto, necessita di rilevanti lavori di ristrutturazione e tempi lunghi per essere messo a reddito”.

Inoltre, non si può non far notare che i compratori e l’affittuario dell’immobile di via Lovanio sono persone conosciute dall’Ing. Caputi: Di Gravio era stato consulente di Sviluppo Italia quando Caputi ne era l’ad e, dopo l’acquisto di Lovanio, diverrà anche il legale che lo difende nell’inchiesta sulla disastrosa avventura imprenditoriale di “Italia Navigando”. Mentre Fulvio Conti, che allora era manager di punta di Enel, nel 2015 diventerà socio di Caputi e Buaron nella cordata che ha acquisito il controllo di Prelios (ex Pirelli Real estate).

Anche su questo Caputi offre una ricostruzione diametralmente opposta: «Conti non c’entra nulla, a quel tempo non era neanche a Enel, ma in Telecom». Mentre su Di Gravio afferma: «Valerio di Gravio? Mio avvocato? Mai affidato a Di Gravio una causa, una pratica, neanche una multa! L’ho conosciuto 18 mesi fa a Pasqua (nel 2016, ndr). Veleni su veleni». E sulla collaborazione del legale con Sviluppo Italia, Caputi dice: «Ma sarà stato uno delle migliaia di consulenti di Sviluppo Italia».

Tuttavia, come si legge dal suo cv, Fulvio Conti entrò in Enel nel 1999 come Chief Financial Officer per rimanervi fino al 2014.

Inoltre Business Insider Italia ha potuto visionare un atto del Tribunale civile di Roma, risalente a giugno 2010, nel quale l’ing. Massimo Caputi risultava “rappresentato e difeso dagli avv.ti Prof. Valerio Di Gravio, Silvio Lecca e Giuseppe Tamberi” nel giudizio intentato dalla società Mare2 Srl, per il crac di Italia Navigando.

Alla luce di queste operazioni – che sono solo una minima parte di quelle gestite negli anni da Idea-Fimit per conto di casse e risparmiatori – più di un dubbio sorge. Siamo proprio sicuri che la sgr più importante d’Italia abbia sempre agito nell’interesse dei propri sottoscrittori?

Secondo l’ing. Caputi la risposta è chiara: «I fondi che ha gestito Fimit hanno sempre dato ottimi risultati, tanto che», pur essendo oggi fuori dalla Sgr, «io continuo a lavorare con gli stessi investitori che erano in Fimit», perché «in tutti i fondi che ho gestito io, tutti gli investitori hanno guadagnato».

 

Fonte: Business Insider Italia