Seehofer (Csu) verso le dimissioni, Merkel cerca l’accordo.
(Il Sole 24 Ore) РHorst Seehofer, ministro degli Interni e leader della Csu, ̬ pronto a rassegnare le dimissioni da leader del suo partito

in disaccordo con la linea di Angela Merkel sui migranti e non ritenendo sufficiente l’accordo raggiunto dalla cancelliera al Summit europeo, in quanto non equiparabile per efficacia alla sua richiesta di «respingimento alla frontiere dei rifugiati già registrati in altri Paesi».

Poco più di due settimane fa, in qualità di ministro Seehofer ha minacciato un’azione unilaterale immediata della Germania con l’intento di bloccare alle frontiere i richiedenti asilo che sono stati registrati in altri Paesi. Angela Merkel ha respinto con vigore qualsiasi azione unilaterale, e portando avanti la linea delle soluzioni europee e degli accordi multilaterali: questo il motivo principale dello scontro tra i due. Seehofer ha sospeso il suo ultimatum per due settimane, in attesa del Summit del Consiglio europeo, ma ha anche fissato al primo luglio la scadenza per decidere se sospendere o implementare l’azione unilaterale sulle frontiere tedesche.

L’annuncio dopo una domenica di tensioni
La decisione di rassegnare le dimissioni, maturata dopo una tesissima maratona domenicale in un susseguirsi di incontri ai vertici nella sede della Csu a Monaco e della Cdu a Berlino, è stata annunciata da Seehofer alla dirigenza del suo partito nella serata di domenica: le sue dimissioni però sono state respinte da molti dirigenti nel Bundestag e in Baviera del partito. L’annuncio di conferma delle dimissioni, previsto attorno alle 23, è slittato di ora in ora fino a tarda notte. La riunione dei vertici della Cdu, riuniti a Berlino dal pomeriggio in attesa dell’esito delle riunioni della Csu, è stata sospesa attorno all’una di notte e anche alcuni membri della Csu hanno iniziato a lasciare i loro quartieri generali verso quell’ora.

Seehofer, navigato uomo politico che il 4 luglio compie 69 anni, avrebbe proposto ieri al suo partito tre opzioni: 1) accettare l’accordo del Consiglio europeo e la dozzina di intese bilaterali raggiunte nelle ultime ore dalla Merkel; 2) respingere l’accordo del Consiglio sulla migrazione e andare avanti con un’azione unilaterale alle frontiere; 3) accettare le sue dimissioni. Evidentemente il top management del partito non ha accettato le prime due proposte e a quel punto Seehofer sarebbe stato irremovibile nella sua decisione di abbandonare la leadership della Csu e dunque anche l’incarico di ministro degli Interni. In veste di ministro, dopo aver minacciato Angela Merkel avvertendola che avrebbe fatto chiudere le frontiere della Germania unilateralmente per respingere i rifugiati che sono stati registrati in altri Paesi, Seehofer ieri avrebbe «fatto a pezzi» l’accordo sui rifugiati raggiunto dal Consiglio europeo dalla Merkel e respinto come «insufficienti» le intese bilaterali concordate dalla Merkel con una dozzina di Paesi: esclusa dagli accordi l’Italia, uno dei Paesi indicati da Seehofer tra i più importanti per bloccare il flusso migratorio di secondo livello.

Csu in bilico sulle dimissioni: nuovo leader in arrivo?
La Csu è ora spaccata e ieri notte non era chiaro se le dimissioni di Seehofer sarebbero state accettate, e con quali conseguenze. Accolta la decisione del leader di fare un passo indietro, la Csu dovrà allora procedere alla nomina di un nuovo leader del partito e di un nuovo ministro degli Interni perché gli spetterebbe di diritto nel momento in cui la cancelliera accoglierà le dimissioni di Seehofer. L’uscita di scena di Seehofer per motivi legati alla sua credibilità politica potrebbe sgonfiare la portata di questa crisi politica che avrebbe potuto provocare la caduta della Grande Coalizione. Ridimensionato il tutto a un problema personale tra il ministro e la cancelliera, la Csu può decidere di rimanere nella GroKo. Per Angela Merkel, le dimissioni di Seehofer risolverebbero un problema di breve termine, se fosse evitata la rottura della storica alleanza Cdu/Csu.

Ma ieri notte gli scenari possibili sono ancora lasciati tutti aperti dai commentatori politici tedeschi. Non è stata esclusa la caduta della Grande Coalizione con l’uscita della Csu dalla GroKo e la perdita di molti seggi in Parlamento e dunque della maggioranza. Senza una maggioranza, Angela Merkel sarebbe costretta a tornare alle urne con nuove elezioni. La stessa cancelliera potrebbe decidere di dimettersi. Un altro scenario è quello di una scissione dell’alleanza che lega Cdu e Csu dal Dopoguerra: se i due partiti dovessero decidere di andare avanti indipendentemente l’uno dall’altro, allora per la prima volta la Cdu potrebbe raccogliere voti in Baviera, nelle elezioni regionali e anche nazionali, e la Csu potrebbe fare una campagna elettorale in tutta la Germania alle elezioni generali. La Cdu ha già detto di essere pronta ad entrare in Baviera:c’è tempo fino ad agosto per presentare la documentazione per partecipare alle elezioni locali che si terranno nel Land Bayern in ottobre.