Stacey Cunningham, 43 anni, avrà il compito di completare la digitalizzazione.

(La Stampa) Quando Stacey Cunningham aveva messo piede per la prima volta a Wall Street, nel non lontanissimo 1994, il bagno delle donne era relegato dentro un’ex cabina telefonica, mentre i colleghi uomini avevano servizi di lusso con tanto di attendente. Nel frattempo il mondo è cambiato, e da venerdì Stacey diventerà la prima presidentessa del New York Stock Exchange, nei suoi 226 anni di storia. Naturalmente sono mutati anche il ruolo e il peso della Borsa, rivoluzionata dalle nuove tecnologie. Ma se consideriamo che pure il Nasdaq è guidato da una donna, Adena Friedman, è lecito augurarsi di essere ormai entrati in una nuova era.
Nuova era

Cunningham, 43 anni d’età, era arrivata a Wall Street come «intern» nel 1994, mentre studiava ancora alla Lehigh University. «Quel luogo – ha raccontato – mi aveva subito conquistata. Appena entrata, avevo deciso che era il posto a cui appartenevo». Due anni dopo l’esordio come intern, Stacey era diventata un «trading floor clerk», ossia uno degli impiegati che correvano e urlavano come forsennati per concludere gli affari.

«Non avevo mai avuto il minimo dubbio che ce l’avrei fatta. La mia fonte di ispirazione era Muriel Siebert», la prima donna che nel 1967 era riuscita a conquistare un «seat» nella Borsa più famosa del mondo. Poco dopo, infatti, Cunningham era stata promossa «market maker», ossia uno degli «specialist» che determinano i prezzi di acquisto e vendita delle azioni. Nel suo caso, colossi come Hershey Foods e Ethan Allen Interiors.

La scuola di cucina

Tanto per non farsi frenare dai pregiudizi, nel 2005 Stacey si era presa una pausa per diventare cuoca. Aveva studiato all’Institute of Culinary Education, lavorando poi per il ristorante Ouest. Nel 2007, però, la passione per i mercati l’aveva riportata al Nasdaq, e nel 2012 era tornata al Nyse.

La Borsa che prenderà in mano da venerdì, subentrando a Thomas Farley, è molto diversa da quella in cui aveva iniziato la sua avventura. Tanto per cominciare, nel 2013 la proprietà è passata alla compagnia di Atlanta Ice, che ha puntato sulla riduzione del personale e dei costi per migliorare i profitti.

La tecnologia ha fatto il resto, prima con l’avvento del Nasdaq, e poi con la digitalizzazione delle operazioni, che ha cambiato tanto le abitudini di Wall Street, quanto il suo peso. Basti sapere che un decennio fa il volume degli scambi nel Nyse era pari al 40% del totale americano, mentre ora è sceso al 22%. La prima sfida di Stacey, non a caso, sarà completare la trasformazione tecnologica della piattaforma, che sarebbe dovuta partire già da tre anni.

Alcuni analisti si azzardano a prevedere che nel prossimo futuro l’esistenza di un luogo fisico dove condurre le contrattazioni non sarà più necessaria, trasformando lo stesso edificio neoclassico di Wall Street in un cimelio inutile del passato.

Gli scambi di azioni e titoli però sono destinati a continuare, in qualche forma, e perciò acquista ancora più significato il fatto che questa transizione così delicata coincida con la nomina della prima donna presidente.

Dunque non è un caso se la statua della «Fearless Girl», la bambina impavida che aveva fatto scalpore quando era stata piazzata davanti al toro di Wall Street, verrà trasferita a breve davanti alla Borsa guidata da Stacey.