L’obiettivo dichiarato è trasformare Genova nella capitale europea dell’Intelligenza artificiale di qui al 2020.

(Business Insider) – Il mezzo è Digital Tree, autodefinitosi Innovation Habitat, e più prosaicamente società ancora in fasce che è per metà incubatoreriservato a start up specializzate in Intelligenza artificiale e per metà accademia votata a creare competenze sull’Ai nei molteplici settori di business che essa incrocia.

Nei quattro piani del palazzo di Sturla – quartiere del capoluogo ligure – che Digital Tree si è aggiudicata con un bando del Comune per l’innovazione digitale, si incrociano le sei neocostituite aziende che hanno superato la primissima selezione, in attesa che si chiuda il secondo bando (il 30 giugno) e ne arrivino di nuove.

Il metodo di selezione è originale: “Procediamo persettori verticali: al momento abbiamo aperto a idee nel settore dell’assistenza sanitaria. Prima raccogliamo i progetti, le idee, i business plan; poi organizziamo una giornata di incontro con chi le ha presentate e infine il nostro comitato permanente, formato da sei membri che includono esponenti dell’Università di Genova e di Microsoft, sceglie chi prendere”, spiega Edoardo Carpiceci, 50enne general manager della società, formazione in giurisprudenza ed esperienze pregresse in multinazionali non tech.

A regime, le start up incubate dovrebbero diventare 15,alle quali vengono offerti, oltre alle canoniche scrivanie con annessi e connessi, tre mesi di “pre-incubazione” in cui si valida l’idea di business: se viene ritenuta credibile, si procede e si passa a sei mesi di incubazione reale, “duranti i quali ogni start up può contare su un business analyst dedicato, formato da Mixura, uno dei nostri soci specializzato in management consulting”, racconta ancora Carpiceci. “Nessuna delle start up incubate, ci piace dirlo, cede equity; in compenso, noi stiamo cercando di chiudere un accordo con la Regione Liguria per fornire loro un piccolo fondo di 25 mila euro”.

Mentre si aspettano le idee per il settore sanitario, le prime sei start up già al lavoro dentro Digital Tree hanno progetti e obiettivi molto diversi, tutti in qualche modo legati al machine e al deep learning:

“La prima era una call generale, non ancora divisa per industry. Le candidature sono state 40, di cui il 70% dalla Liguria e poi da Lombardia, Piemonte e Campania”, spiega Carpiceci.

Tra loro, c’è chi sta cercando di creare qualcosa di simile a un Trip advisor dei servizi per disabili, proponendo loro pacchetti grazie alla continua raccolta ed elaborazione delle informazioni esistenti sul web; chi vuole realizzare un database dedicato al tennis, per analizzare i comportamenti dei singoli giocatori amatoriali e offrire corsi su misura per migliorarsi o da vendere a squadre che affrontano tornei; chi si propone l’obiettivo di integrare le possibilità dell’e-commerce nei negozi fisici, colmando il gap tra vecchio e nuovo mondo.

Cose semplici, probabilmente non sufficienti a creare un polo che renda Genova capitale dell’intelligenza artificiale, ma i lavori sono appena iniziati. E, soprattutto, quello è l’obiettivo dell’altra metà di Digital Tree, quella che offre seminari, corsi e master per acquisire competenze in Ai, grazie anche ad un accordo quadro con l’ateneo genovese.

Si chiama Academy ed è dedicata a neolaureati che vogliono specializzarsi o a coloro che un lavoro, specie in azienda, già lo hanno, ma devono aggiornarsi e capire come restare in pista. L’offerta è così segmentata per settori – con moduli applicativi per le risorse umane, il marketing, la comunicazione e via discorrendo – e per durata. Esistono proposte solo per il weekend, corsi intensivi (bootcamp) di cinque giorni e master di lunga durata, con costi che vanno da qualche centinaia di euro fino a quattro, cinque mila euro.

L’idea è che possa nascere una collaborazione proficua tra i membri dell’Academy, le start up incubate e il mondo del business fuori da Digital Tree:

Il nostro business model non si regge sull’incubatore ma sulla formazione e sui progetti di Open Innovation con le aziende: grazie all’ecosistema creato permettiamo alle imprese di fare innovazione utilizzando le start up, che poi magari potranno essere inglobate. Inoltre,abbiamo partnership esclusive: 30/40 giovani che hanno già il posto assicurato vengono da noi, seguono sei mesi di corso per sviluppare le competenze di Ai necessarie alla loro azienda e poi vanno effettivamente a lavorare”.

Modello necessario a crescere, ma anche a essere sostenibile, visto che i capitali di Digital Tree sono privati: oltre a Mixura, l’altro socio fondatore è il system integrator SoftJam. E, soprattutto, a essere replicabile.

“Ci chiamiamo Digital Tree, ma vorremmo diventare una Digital Forest: e cioè vorremmo esportare questo modello in altre città, renderlo diffuso. D’altronde, noi offriamo la formazione di competenze, che al momento è un bene scarsissimo sul mercato”. Come dire che i margini per crescere e moltiplicarsi, in effetti, esistono. Sperando come sempre che anche il settore pubblico voglia esserne parte.