‘Cresceremo ancora e il controllo è saldo nelle mie mani’

(Business Insider Italia) “Aspettiamo il via libera dalla Cina e poi è fatta, se arriva entro marzo la fusione sarà operativa da maggio”. Leonardo Del Vecchio, il giorno dopo l’ok delle autorità antitrust americana ed europea all’integrazione italo-francese tra la Luxottica ed Essilor, è visibilmente soddisfatto. Anche se la procedura è stata lunga, alla fine la scommessa si sta rivelando vincente, e l’unione dei due gruppi può aprire spazi di crescita interessanti. “Dobbiamo guadagnare quote di mercato, poi arriveranno anche le sinergie. Nell’ultimo anno abbiamo spinto un po’ meno sulla crescita per favorire la redditività”, spiega il fondatore del gruppo di Agordo che nel 2017 è riuscito a tagliare il traguardo del miliardo di utili (1,038 milioni, più 24,7%) con un fatturato che si è avvicinato alla soglia dei 10 miliardi (9,157 miliardi, più 2,2%). I francesi, dal canto loro, hanno messo a segno numeri meno eclatanti ma pur sempre positivi e gli analisti finanziari prevedono che l’unione dei due gruppi riuscirà a far scaturire sinergie per 600-800 milioni nell’arco di 10 anni, razionalizzando la produzione e i servizi nei mercati dove la presenza è doppia. Il gruppo Luxottica-Essilor fatturerà circa 16,6 miliardi con una capitalizzazione di mercato che arriverà a sfiorare i 50 miliardi, 140 mila dipendenti e vendite in 150 paesi.
Del Vecchio ha messo anche a tacere chi all’annuncio dell’operazione, più di un anno fa, aveva gridato all’ennesima vendita di un’azienda italiana ai cugini d’Oltralpe. Invece è successo il contrario. Il primo azionista della holding che controllerà le due società operative, Luxottica ed Essilor, è infatti la Delfin della famiglia Del Vecchio con il 31,4% delle azioni, a debita distanza dal secondo azionista, un nucleo di dipendenti, con il 4%. E la governance assicura agli italiani anche il controllo operativo. “Sono presidente della holding con tutte le deleghe – spiega – e ho un potere di veto, senza il mio consenso in azienda non si fa niente. Per mettere in minoranza la Delfin, che avrà il 31,4% delle azioni, ci vorrà il doppio, cioé il 62,8% che dovrebbe intervenire compatto in assemblea, ma non credo che succederà mai”. A controbilanciare i poteri degli italiani c’è Hubert Sagnières, l’attuale amministratore delegato di Essilor, che sarà vicepresidente esecutivo nella holding.

L’unica concessione ai francesi è la sede della holding, che è basata a Parigi, una capitale in cui Del Vecchio è di casa avendo in portafoglio degli importanti investimenti immobiliari attraverso la Foncière des Régions che si è fusa con la Beni Stabili. Un modello di integrazione ben sperimentato che Del Vecchio sta replicando nel business dell’occhialeria, dove la Luxottica primeggia nelle montature da occhiali mentre la Essilor è leader in quello delle lenti.

Del Vecchio alla soglia dei 83 anni non ha comunque intenzione di mollare il colpo e non è assolutamente pentito di aver ripreso in mano le redini della sua azienda, nel settembre 2014, dopo un decennio in cui ha lasciato spazio ai manager guidati da Andrea Guerra. Da quando è rientrato, oltre a Guerra hanno lasciato l’azienda prima Enrico Cavatorta, poi Adil Mehboob-Kahn che era arrivato con tutte le buone promesse dalla Procter & Gamble ma è durato solo un anno, e infine anche Massimo Vian, che aveva preso in mano tutta la parte operativa. L’unico che è cresciuto all’interno di Luxottica è Francesco Milleri, il consulente amico di famiglia che prima è entrato nel consiglio come vicepresidente e dall’inizio del 2018, in seguito all’uscita di Vian, ne è diventato anche amministratore delegato. E per il futuro? “Abbiamo molti nuovi manager che stanno crescendo bene all’interno dell’azienda – rassicura Del Vecchio, sia in Italia che in Francia – quelli buoni di certo non mandiamo via. Ma il mio compito non è ancora finito”.

La Luxottica ha una forte presenza sul mercato americano e il buon andamento dell’economia di quel paese è una garanzia anche per il futuro. “Posso solo far notare che con Trump la Borsa è cresciuta – osserva Del Vecchio – il Pil cresce bene e c’è minore disoccupazione. Solo che il presidente parla ogni giorno, sollecitato dai giornalisti, e questo genera turbolenze”. E per quanto rigurda l’Italia, alla vigilia di un voto che rischia di essere più incerto che mai? “In effetti c’è il rischio che si debba tornare a votare in tempi non molto ristretti – conferma Del Vecchio – e questo non so se sia un bene, l’Italia avrebbe bisogno di un punto di Pil in più per mettersi in sicurezza”. Ma se dovessero prevalere le forze di centrodestra arriverebbe anche la Flat tax all’americana che potrebbe spingere ulteriormente l’economia italiana. “Bisogna fare attenzione ai falsi profeti, la flat tax, se mai ci sarà, bisognerà vedere come sarà applicata”. E poi c’è la questione del debito, ancora molto alto, che potrebbe vanificare gli sforzi sul fronte delle manovre fiscali. “Sì è vero, l’Italia ha un debito alto anche se siamo abituati ad averlo ad alti livelli e poi bisogna confrontarlo con i valori patrimoniali che sono altrettanto elevati”. Già da oggi, con il risultato elettorale acquisito, si capirà un po’ di più del futuro dell’Italia, se riuscirà a cavalcare il treno della ripresa mondiale o se entrerà in uno stallo istituzionale che finirà per danneggiare anche l’economia. Ma dal quartier generale di Parigi Del Vecchio è pronto per una nuova cavalcata.