Il dossier flat tax è sul tavolo del ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Si ragiona su uno sgravio da almeno una trentina di miliardi di euro nel primo anno

(QuiFinanza) Flat tax, Def, aumento delle aliquote Iva, reddito di cittadinanza per chi ha perso il lavoro e coperture per il superamento della legge Fornero. Sono diversi i dossier sul tavolo del neoministro dell’Economia Giovanni Tria. L’operazione è complicata, e i tempi sono stretti. Per massimizzare gli effetti positivi sui consumi e la crescita, e così ridurre il costo da mettere in conto per la riforma, si ragiona su uno sgravio da almeno una trentina di miliardi di euro nel primo anno.

DEF – Il primo dossier per l’Economia è il Def, il documento di economia e finanza che dovrà essere votato dall’aula della Camera e del Senato nella settimana dall’11 al 15 giugno. La data sarà concordata con la presidente del Senato, Elisabetta Casellati.
FLAT TAX – Un altro dei temi caldi sul tavolo del Tesoro è la flat tax, ossia un sistema fiscale non progressivo, basato su un’unica aliquota fissa. Il programma gialloverde prevede due aliquote fisse al 15 e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie che andrebbero a sostituire le cinque aliquote attuali, che vanno dal 23 al 43%. La riforma fiscale sarebbe inoltre caratterizzata da “un sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta, in armonia con i principi costituzionali”. Una misura che, stando a quanto affermato dal neoministro Tria su ‘Formiche.net’, potrebbe essere finanziata anche attraverso l’aumento dell’Iva.

IVA – Sul 2019 pende la spada delle clausole di salvaguardia, la cui sterilizzazione non è ancora stata scongiurata. Se dovessero scattare, oltre al conseguente aggravio per i bilanci delle famiglie e un calo dei consumi si verificherebbe un effetto depressivo sulla produzione e un peggioramento dei livelli occupazionali. Per evitare l’aumento dell’Iva Tria dovrà trovare 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi di euro per il 2020. Se dovessero scattare le clausole di salvaguardia, a partire dal primo gennaio 2019 l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2%, mentre quella ridotta salirebbe dal 10 all’11,5%. Negli anni successivi la situazione potrebbe peggiorare, fino a portare l’Iva ordinaria al 25% nel 2021 e quella agevolata al 13% nel 2020.

QUOTA CENTO – Uno dei cavalli di battaglia del programma pentaleghista è il superamento della legge Fornero, tramite l’introduzione della cosiddetta ‘quota 100′, ossia la possibilità per i lavoratori di andare in pensione quando la somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi versati è pari almeno a 100. Per attuare la riforma pensionistica, 5Stelle e Lega prevedono 5 miliardi, ma secondo una stima effettuata dal presidente dell’Inps, Tito Boeri la misura avrebbe un costo, di 15 miliardi per il primo anno e di un massimo di 20 miliardi all’anno per i successivi. Secondo il ministro Tria “allo stato attuale, una stima del costo mi sembra ancora velleitaria se non si chiarisce il meccanismo, anche perché l’abitudine di denunciarne l’impatto cumulandone il costo per un lungo periodo di tempo non contribuisce alla chiarezza in termini di impatto che è importante quanto il lungo periodo”.

REDDITO CITTADINANZA – Altro dossier con il quale dovrà confrontarsi il neoministro Tria è quello del reddito di cittadinanza, che prevede 780 euro mensili per chi ha perso il lavoro. Un parametro basato sulla scala Ocse per nuclei familiari più numerosi. Nel contratto di governo si precisa che l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta. Per attivare la misura, secondo il M5S, sono necessari circa 17 miliardi di euro.