Siamo sempre più pigri e sedentari e farsi consegnare il pasto a casa è sempre più richiesto. Ma non basta.

In questa dinamica si assiste alla crisi del settore della consegna pasti. Non è che il settore sia già entrato in una fase commerciale di difficoltà senza ritorno, ma è sempre consigliato vederne già un’uscita. La fase nella quale si è entrati è sicuramente causata dal bisogno di fare utili. Molto influente è diventata la sedentarietà, la possibilità di lavorare da casa, anche grazie all’avvento degli smart working che permettono lavorare senza muoversi. La pigrizia ormai implica farsi persino consegnare il pranzo e cena già pronti. Non si ha più neanche tempo ne voglia di cucinare. Le quattro multinazionali principali del settore sono: la danese Just Eat, nata nel 2000. È quotata a Londra dal 2014 ed opera in ben 13 Paesi. Suddetta azienda dichiara per quanto concerne l’anno operativo passato, il 2017, ricavi complessivi per 546 milioni di Sterline, ovverosia all’incirca 623 milioni di Euro. In Italia, l’azienda registra un centinaio di dipendenti. Tra questi però non vi sono i rider. Contrariamente, costoro pare siano a carico di società terze quali Food Pony e Pony Zero. Il fatturato del settore però a livello nazionale non pare girare del tutto. L’anno prima Just Eat pare aver registrato un fatturato di 13,1 milioni di euro – ovvero il margine operativo lordo – calcolando quindi il saldo tra entrate ed uscite prima degli esporsi per interessi, tasse ed ammortamenti – il risultato che si presenta è quindi negativo per 4,75 milioni. Complessivamente, Just Eat ha perso 2.2 milioni reali di Euro. Glovo, azienda catalana, opera anche lei sul mercato italiano. I suoi “Glovers” operano per McDonald’s. Si può notare che Glovo consegna assolutamente ogni cosa. Foodora, tedesca, opera invece tramite Ds XXXVI Italy Srl. Due anni fa ha chiuso il bilancio con 2,9 milioni di euro, con un margine operativo lordo negativo per 2,5 milioni. Le perdite per Foodora si attestano quindi a 2 milioni e 573 mila euro. Foodora è già presente in 40 Paesi e l’anno scorso ha registrato 544 milioni nel 2017, ma è in rosso di ben 245 milioni. Foodora nel 2015 era stata acquistata da Delivery Hero, la quale è stata in grado di raccogliere tramite un fondo Nasper 660 Milioni, dal medesimo fondo cui sei mesi prima gliene avevi versati 440 milioni. 110 Milioni due anni prima tramite il fondo Rocket Internet e così a seguire. È previsto ad ogni modo che da quest’anno gli investitori cominceranno a ripagare la loro scommessa.

Daniel Mateo Montalcini (Contributor)