Va avanti con nuove indiscrezioni, lo scandalo che coinvolge la famiglia Boschi

Un groviglio difficile da districare, quello dell’ultimo filone d’inchiesta sul crac Etruria. Anche perché chi dovrebbe districarlo,Consob e Bankitalia, si rimpallano le responsabilità rendendo ancora più difficile il lavoro degli investigatori. La domanda è: chi ha nascosto le informazioni?
L’indagine parte dalle sanzioni della Consob (2,7 milioni di euro a tutto il cda, più i manager e i sindaci) e coinvolge ancora Pierluigi Boschi (la cui sanzione è di 120 mila euro), indagato con altri 21 ex amministratori per falso in prospetto e ricorso abusivo al credito. Consob contesta la violazione di una serie di articoli del Testo unico della finanza: l’articolo 114 (informazioni al mercato), 40 (adeguatezza dei clienti per le operazioni proposte) e 94 (responsabilità dei prospetti).

Le accuse della Commissione riguardano le mancate informazioni date al mercato nei comunicati stampa, nei prospetti informativi dei bond senior e subordinati emessi tra il 2012 e il 2014 per oltre 676 milioni e dell’aumento di capitale del 2013 da 100 milioni. Per quanto riguarda i bond, contesta in particolare di non aver avuto le informazioni relative all’ultima ispezione di Bankitalia, quella del 2013, nonché una lettera di via Nazionale del 24 luglio 2012. Ma di averle avute solo il 12 maggio del 2016, come scrive chiaramente nella delibera sulle sanzioni. Solo che il supplemento del prospetto di base dei bond, pubblicato il 23 dicembre del 2013, contiene chiaramente – a pagina 1 e in dettaglio a pagina 9 – tutti i rilievi mossi da Bankitalia, compresa la richiesta di trovare un partner «di adeguato standing» nel più breve tempo possibile.

Consob, è agli atti, riceve la documentazione di Bankitalia il 6 dicembre 2013, ma sostiene che questa sarebbe parziale e che se avesse avuto tutto non avrebbe approvato i prospetti. Bankitalia dal canto suo replica che l’unico documento mancante è la lettera del 2012, ma che questa sarebbe ininfluente perché superata dalle risultanze dell’ispezione del 2013.

Il 23 dicembre il collocamento dell’ultimo bond subordinato era già terminato e il supplemento dava 5 giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso. Ma al supplemento non viene data pubblicità ed è semplicemente «messo a disposizione», così prescrive la normativa, presso le filiali. Ancora: la nota Bankitalia intitolata «Riferimenti per la Consob», che contiene un sunto di quelli che poi saranno i rilievi della Vigilanza, è datata 30 ottobre 2013 ma viene trasmessa solo il 6 dicembre alla Commissione. Se fosse stata trasmessa subito, avrebbe potuto bloccare il collocamento dell’ultimo bond «azzerato» da 50 milioni? Tra le accuse c’è anche l’errata profilatura dei clienti, ai quali sono stati venduti titoli rischiosi spacciati per sicuri. Anche in virtù del rendimento, di poco superiore o addirittura inferiore al Btp. Sono in primo luogo le subordinate azzerate, che con la comunicazione Ue dell’agosto 2013 diventano «aggredibili» in caso di salvataggi bancari con soldi pubblici. Bankitalia sa almeno dal marzo 2013 dei cambiamenti in arrivo e ne sottolinea i rischi, ma non fa niente per fermare le ultime due emissioni di Etruria né quelle di altre banche in difficoltà nello stesso periodo, come le due venete. Lo sa anche la Consob e di certo entrambe sanno della Brrd, arrivata nel 2014. Ma nessuno segnala il problema. Sembra accorgersene solo un manager di Etruria, che il 29 dicembre 2014 avvisa il cda che i clienti vanno «riprofilati», magari anche avvisati che quei titoli non sono più adatti a loro. Ma non c’è più tempo: l’11 febbraio Etruria è commissariata, a novembre i bond vengono azzerati.

Per fare chiarezza, la procura di Arezzo ha anche chiesto ai colleghi di Vicenza le carte di Bankitalia su Bpvi, il partner «di adeguato standing» che nel 2013 non lo era già più.

 

Fonte: La Stampa