“Cda indipendente può creare enorme valore”. E Assogestioni non farà la sua lista

(la Repubblica/Bloomberg) Il fondo Elliott raddoppia il suo peso in Telecom Italia a pochi giorni dal deposito delle azioni per l’assemblea del 24 aprile. Il fondo attivista statunitense ha fatto sapere che “in collaborazione con Jp Morgan sta arrotondando la posizione di azioni ordinarie Telecom Italia approssimativamente al 9%”, rispetto al 5,75% finora formalizzato. Ma c’è di più, perché nella documentazione depositata alla Sec, visionata dall’Ansa, risulta che Elliott detiene anche opzioni di acquisto e vendita sul gruppo di tlc pari a una partecipazione potenziale del 4,93%. Così da portare il pacchetto potenziale di azioni al 13,73%.

Intanto il Comitato dei Gestori comunica che “ha valutato all’unanimità di non depositare una lista di candidati per l’elezione dei componenti del consiglio di amministrazione di Telecom Italia nell’assemblea del prossimo 4 maggio”. L’assenza della lista di minoranza dei gestori di mercato, che riduce a due i fronti votabili nell’assemblea del 4 maggio, può essere un passo determinante per l’affermazione della strategia di Elliott.

Le mosse arrivano poche ore dopo che Iss, il secondo dei tre grandi advisor internazionali che suggeriscono agli investitori del mercato come votare nelle singole assemblee, si è schierato a favore del blitz di Elliott per ribaltare il controllo francese sul gruppo di tlc. “Vivendi sembra essere ormai più un rischio che un asset per Tim”, rileva Iss, notando che dopo i numerosi cambi di management degli ultimi anni “l’influenza di Vivendi non ha portato stabilità” nella gestione dell’azienda e nel suo business plan. Il fatto di avere un socio importante con il 23,9% del capitale, e attivo in un’industria affine a quella delle telecomunicazioni, secondo gli esperti ha fatto più male all’azienda che altro, perché Tim “ha visto tre ad in due anni, incontrando diverse difficolta con i regolatori”. Inoltre il “sempre presente conflitto d’interessi, e il fatto che avere una media company come azionista di controllo de facto, ha ristretto la rosa delle alternative strategiche di Tim, sono tutti fattori che ci portano a supportare le candidature di Elliott”.

Iss, prosegue sulla disamina delle liste, e precisa che “tre dei candidati di Elliott hanno fatto i capi di tre aziende a controllo pubblico (Enel-Rai-Alitalia), e uno ha lavorato in Consob”: fattori importanti in un contesto dove bisogna ricucire i rapporti con le autorità. Infine Iss fa notare che “Elliott non sta cercando posti per se stessa, o per spingere un particolare piano strategico”. Per tutti questi motivi, Iss consiglia all’assemblea convocata per il 24 aprile di revocare i 6 consiglieri in quota Vivendi, e supportare i 6 candidati di Elliott.

Insieme alla conferma delle voci che davano il fondo guidato da Paul Singer da giorni vicino al 10%, Elliott ha diffuso una presentazione per gli investitori, da cui emergono alcuni punti chiave. “Tim ha un posizionamento unico sul mercato italiano – vi si legge – se ben gestita potrebbe produrre una redditività consistente per gli azionisti: tuttavia il cda targato Vivendi ha creato gravi problemi alla governance, e l’assenza di una chiara strategia penalizza l’azione”. La soluzione proposta da Elliott passa per “un board composto di amministratori realmente indipendenti, che avrebbe l’opportunità di migliorare la gestione di Tim e farsi pilastro della futura strategia di creazione di valore per tutti gli azionisti”.

Intanto, in attesa del cda che dovrà decidere su un ricorso ex articolo 700 contro la decisione dei sindaci, che hanno chiesto l’integrazione dell’ordine del giorno con le richieste di Elliott, l’azione di Tim in Piazza affari perde quota, dopo che nelle ultime sedute della settimana scorsa aveva registrato un progresso superiore al 12%. Sarebbe molto grave, a giudizio del mercato, che la società prendesse una simile decisione contro il collegio sindacale. Non a caso Elliott si è portato avanti con un ricorso in Consob. E l’incertezza, stamani ha fatto scivolare in apertura Tim di circa il 5%, per le inevitabili prese di beneficio. Dopo l’annuncio della Cdp sul suo ingresso nell’azionariato, oggi a Milano si riunirà il consiglio di amministrazione della società telefonica, in vista dell’assemblea del 24 aprile e del rinnovo del Cda.
Nel fine settimana era arrivata la raccomandazione di Glass Lewis, che come Iss supporta con decisione la strategia del fondo attivista Elliott, volta al ribaltone nel doppio passaggio che riunirà gli azionisti del gruppo telefonico il 24 aprile e il 4 maggio.
In 40 pagine, gli specialisti si sono rivolti agli investitori che hanno tempo fino al 13 per depositare le azioni con cui tra due settimane dovranno scegliere se revocare sei amministratori che il gruppo dei media francese Vivendi, primo socio al 24%, aveva a suo tempo indicato, ma che ora Elliott taccia di conflitto di interesse; e dovranno altresì decidere se, contestualmente, l’assemblea non debba nominare sei consiglieri indipendenti indicati dall’investitore guidato da Paul Singer, che nelle ultime settimane ha rastrellato il 5,75% di Telecom e conta di presentarsi in assemblea con una quota attorno al 10%, e il supporto della Cassa depositi e prestiti con un pacchetto in costruzione che potrebbe arrivare vicino al 5%

L’argomento decisivo, dice Glass Lewis, “è l’ampia casistica che indica come Vivendi ha gestito e intende gestire Telecom Italia al servizio dei propri interessi, senza curarsi della vasta maggioranza degli altri investitori istituzionali”. Un giudizio molto tranchant, che costituisce un tassello importante per la strategia di Elliott: anche perché appare sempre più probabile che queste tesi facciano breccia tra i fondi italiani, riuniti nel Comitato dei gestori e che difficilmente – c’è tempo fino a lunedì pomeriggio – presenteranno una propria lista di minoranza per l’altra assemblea del 4 maggio, con ciò rafforzando il testa a testa Elliott-Vivendi.

Oggi verranno inolte presentare le liste dei candidati: quella dei francesi con 10 nomi è già stata resa nota, mentre il fondo Usa la sta ultimando. Secondo le ricostituzioni Repubblica in edicola, si parla di Alfredo Altavilla (di Fca), Paola Bonomo (ex di Vodafone), Lucia Morselli (ex Sky) e Marina Brogi o Maria Elena Cappello per integrare il lotto di nomi in quota del fondo, oltre ai sei amministratori indicati per sostituire gli altrettanti nomi in quota Vivendi di cui si chiede la revoca.