Padoan copre con garanzia pubblica. I contribuenti ringraziano

(Business Insider Italia) Sale di 1 miliardo il “buco” in capo alla ex Popolare di Vicenza e alla ex Veneto Banca. Lo scorso giugno, quando Intesa Sanpaolo aveva annunciato l’acquisto della parte “buona” delle banche venete alla cifra simbolica di 1 euro, lo sbilancio di cessione, ossia la differenza tra attivo e passivo dei due ex istituti di credito del nord est, era stata stimata a 5,4 miliardi. Su tale sbilancio, secondo l’operazione disegnata dal governo di Paolo Gentiloni e in particolare dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha voluto scongiurare con ogni mezzo il fallimento delle due banche venete, era stato deciso che lo Stato avrebbe concesso una garanzia pubblica di 5,4 miliardi innalzabile fino a 6,4 miliardi, proprio per coprire il credito vantato da Intesa verso le Banche in liquidazione (ossia la “bad bank”, la banca “cattiva” nata dalla cessione delle venete). In altri termini, se queste ultime, per qualche motivo, non dovessero essere in grado di fare fronte al proprio debito verso Intesa, sarà chiamato a pagare lo Stato.
Tale garanzia rientra in una più ampia rete di protezione pubblica stesa per l’acquisto delle banche venete da parte di Intesa che ha già comportato l’esborso immediato da parte dello Stato di 4,8 miliardi (3,5 per coprire il fabbisogno di capitale più 1,3 per la ristrutturazione aziendale) oltre a tutta una serie di garanzie per rischi di varia natura per un valore atteso complessivo di 400 milioni ma a fronte di un valore massimo garantito pari a circa 6 miliardi. Cui, appunto, vanno aggiunti i 6,4 miliardi di garanzia massima sullo sbilancio di cessione.
Ebbene, tale sbilancio delle venete oggi è salito dai 5,4 miliardi inizialmente stimati a 6,4 miliardi tondi tondi, facendo nello stesso tempo crescere l’annessa garanzia pubblica. Per valutare lo squilibrio tra attivo e passivo della ex Popolare di Vicenza e della ex Veneto Banca, nei mesi scorsi, era stato incaricato un collegio composto da tre esperti indipendenti, che ha iniziato i lavori a settembre con l’obiettivo di chiuderli il 30 dello stesso mese; scadenza poi prorogata al 15 novembre e poi di nuovo rinviata al 21 dicembre del 2017.
Così, in una relazione definitiva rilasciata il 4 febbraio scorso (che ha confermato quanto venuto fuori già a fine dicembre), il collegio degli esperti ha fatto sapere che lo sbilancio definitivo è salito a 6,4 miliardi. Non solo: il medesimo collegio ha quantificato in 3,66 miliardi l’importo del contributo pubblico finalizzato a coprire gli assorbimenti patrimoniali delle ex venete. In questo caso, però, il limite massimo era stato fissato a 3,5 miliardi, come visto già sborsati dallo Stato l’estate scorsa.

Tornando allo sbilancio, nei conti del gruppo guidato da Carlo Messina viene compensato con un credito di pari importo, cioè appunto 6,4 miliardi, verso le Banche in liquidazione. Si tratta, nel dettaglio, di un finanziamento fruttifero a tasso d’interesse fisso pari all’1% annuo, con durata massima di cinque anni, e coperto, come visto, da garanzia pubblica. Se inizialmente, però, tale garanzia pubblica era parsa estendibile fino a 6,4 miliardi, il decreto emanato dal ministero dell’Economia lo scorso gennaio l’ha fissata a 6,351 miliardi, con una cinquantina di milioni che restano quindi a carico della banca milanese guidata da Messina. Sarà anche per questo che Intesa, nel frattempo, ha già deciso di svalutare a bilancio, per 245 milioni, il valore del credito verso la banca “cattiva” delle venete.